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Cedolare secca 2018 ultime notizie

Con la sentenza n. 222/2018, la terza sezione della Commissione tributaria provinciale di Pavia ha stabilito che l’utilizzo del regime della cedolare secca è sempre consentito quando il locatore, persona fisica non imprenditore, conceda in locazione un immobile, a uso abitativo, anche a una società. Ecco come si è arrivati a tale decisione.

Tutto è nato in seguito all’impugnazione da parte di un contribuente di un avviso di liquidazione con cui le Entrate di Pavia intendevano recuperare l’imposta di registro per un contratto di locazione il cui versamento era stato omesso ritenendo di poter rientrare nel regime della cosiddetta “cedolare secca”.

Cedolare secca cos’è

Si ricorda che la legge istitutiva della cedolare secca è disciplinata dall’articolo 3 del dlgs n. 23/2011. Il regime della cedolare secca prevede, oltre a un’imposta sostitutiva in alternativa alla tassazione ordinaria Irpef, l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro.

Possono essere assoggettati all’imposta sostitutiva gli immobili a uso abitativo, categoria catastale da A/1 ad A/11 escluso A/10 (uffici o studi privati), e le relative pertinenze su cui sono applicati contratti di locazione con finalità abitativa.

Cedolare secca se il locatore è una società

Sempre l’articolo 3 del dlgs n. 23/2011, al comma 6 dice che non possono optare per il regime della cedolare secca i soggetti che procedono alla locazione di immobili ad uso abitativo nell’esercizio dell’attività di impresa o di arti e professioni.

Con la circolare n. 26/E del 1° giugno 2011, l’Agenzia delle Entrate ha poi chiarito che per effetto della sopra citata disposizione esulano dal campo di applicazione della cedolare secca anche i contratti di locazione conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, indipendentemente dal successivo utilizzo dell’immobile per finalità abitative di collaboratori e dipendenti.

Cedolare secca, la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Pavia

La Commissione tributaria provinciale di Pavia ha accolto il ricorso del contribuente e annullato l’avviso di liquidazione opposto. La sentenza dice che la legge istitutiva della cedolare secca 2018 prevede solo restrizioni per il locatore, che, per fruire dell’agevolazione, non deve agire nell’esercizio di impresa o di lavoro autonomo; ma nessuna limitazione, aggiunge il collegio provinciale, è indicata in capo ai conduttori.

 
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E’ possibile il pignoramento di una casa nel fondo patrimoniale?

Molto spesso si parla del fondo patrimoniale come di un sistema per tutelare la casa dal pignoramento, anche se avviato per debiti nei confronti dello Stato. Ma è proprio così? A dare una risposta è una recente sentenza della Cassazione.

Bisogna partire dal principio che, sebbene il fondo patrimoniale sia uno scudo nei confronti di eventuali aggressioni, pignoramenti, da parte dei creditori, non può essere opposto se il debito nasce per far fronte a esigenze famigliari. È il caso, ad esempio, di spese condominiali. In quest’ultimo caso, ad esempio, l’amministratore di condominio può dare inizio a un’esecuzione forzata di una casa presente nel fondo patrimoniale.

Secondo l’ordinanza della Cassazione n 8881/18 dell’11 aprile 2018, una casa nel fondo patrimoniale può essere oggetto di pignoramento se i debiti sono stati contratti per i bisogni della famiglia, o se si tratta di imposte collegate a tali bisogni. Questo vuol dire che nel caso in cui il contribuente non paghi le tasse collegate al reddito, all’impresa o alla casa, è inutile andare dal notaio e creare il fondo patrimoniale. La casa rimane in ogni caso pignorabile, anche nel caso in cui il debito sia posteriore alla costituzione del fondo. Tocca al debitore dimostrare che il debito contatto è estraneo alle esigenze famigliari.

In generale l’orientamento dei giudici è quello di ritenere sempre possibile l’ipoteca sulla casa nel fondo patrimoniale, una misura cautelare che non implica necessariamente il pignoramento.

 
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Prezzi case, Istat: valori in calo dello 0,4% nel 2017, giù del 15,1% dal 2010

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel corso dell’ultimo trimestre del 2017 i prezzi delle case nel nostro Paese hanno registrato un calo dello 0,3% su base annua. Nel 2017 la diminuzione è stata dello 0,4% rispetto al 2016.

Nel quarto trimestre 2017, sulla base delle stime preliminari, i prezzi delle abitazioni aumentano dello 0,1% rispetto al trimestre precedente  il rialzo congiunturale si deve interamente alle abitazioni nuove (+0,7%) mentre i prezzi delle abitazioni esistenti rimangono fermi. Su base annua prosegue il calo dei prezzi (-0,3%) iniziato nel primo trimestre 2012. La diminuzione è imputabile esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti (-0,5%, da -1,3% del terzo trimestre 2017), mentre quelli delle abitazioni nuove registrano una variazione nulla.

L’andamento nel 2017

Nel 2017 si registra, in media, un calo dell’indice dei prezzi delle abitazioni dello 0,4% rispetto al 2016 (quando la variazione media annua era stata pari a -0,8%). Questo ulteriore ridimensionamento della flessione si deve principalmente alla dinamica dei prezzi delle abitazioni nuove che, guadagnando quasi un punto percentuale, fanno segnare una lieve crescita (+0,1% da -0,8 del 2016, la prima dopo quattro anni di flessione). Il calo in media d’anno dei prezzi delle abitazioni esistenti risulta più contenuto (-0,6% da -0,8%).

La variazione dal 2010

L’andamento del 2017 determina un trascinamento al 2018 della variazione dei prezzi delle abitazioni lievemente negativo e pari a -0,1%; vale a dire che se i prezzi rimanessero stabili a partire dal primo trimestre 2018 sarebbe questa la variazione media dell’anno in corsoRispetto al 2010, nel 2017 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,1% (-1,4% per le abitazioni nuove, -20,5% per le esistenti)

 
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Tasse casa italiani residenti all’estero

Come devono comportarsi i cittadini italiani che risiedono all’estero in merito alle tasse sulla casa?

La prima cosa da fare se si vive in un altro Paese per un periodo superiore ai dodici mesi è iscriversi all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), istituita con legge 470/1988. Tale iscrizione è un diritto-dovere del cittadino che oltre a permettere di usufruire dei vari servizi delle Rappresentanze consolari all’estero, è anche richiesta come condizione per la tassazione agevolata degli immobili posseduti in Italia dagli stessi soggetti.

Secondo quanto evidenziato dalla rubrica “Tutto soldi” de La Stampa, la Legge 80/2014 prevede che “a partire Read more…

 
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